QWERTY Call for paper 16,2

The lesson learned: cosa abbiamo appreso dalla pandemia e come innovare scuola e università in vista del suo superamento

L’irrompere della pandemia durante lo scorso inverno ha bruscamente interrotto le consuete attività didattiche di scuola e università. Il tentativo di utilizzare le tecnologie digitali per riprodurre specularmente nella Rete quanto si faceva in aula ha mostrato fin da subito tutti i suoi limiti. Come messo in luce dalle esperienze condotte nei due decenni passati, la mancanza di una rielaborazione delle metodologie didattiche che anticipi l’adozione di una nuova tecnologia ha minato questa soluzione emergenziale, come molti altri sforzi di innovazione digitale della scuola.
Soffre della stessa mancanza anche la soluzione diffusamente adottata in ambito universitario, il tentativo cioè di far coesistere presenza e distanza riproducendo online in real time la lezione in aula. Nonostante il sostenuto upgrading di funzionalità degli ambienti di web conferencing, non appare ad oggi vicino l’obiettivo di realizzare una didattica utile al tempo stesso sia per chi è in aula che per chi non lo è, basti pensare a come ciò abbia portato ad arroccare il docente dietro alla cattedra.
Alla base dell’insuccesso di queste modalità c’è l’idea di trasferire pratiche e metodologie proprie di scuola e università nel digitale, quando ricerca e prassi educative da lungo tempo sostengono il percorso inverso, portare i linguaggi e i processi conoscitivi dei nuovi media dentro i contesti dell’istruzione formale.
Il risultato è che oggi termini come “Didattica a distanza” o “Didattica duale” evocano attività fallimentari dalle quali affrancarsi quanto prima per tornare così alla “normalità”. Un auspicio però che potrebbe rivelarsi illusorio, considerando che, oltre agli evidenti limiti mostrati dalle soluzioni messe in campo, l’adozione delle tecnologie ha consentito anche di intravedere i notevoli benefici in termini economici, sociali, ambientali, organizzativi ed educativi che si possono realizzare. Questi sono stati evidenziati da molteplici esperienze di gestione dell’emergenza condotte dal basso che hanno portato a processi di reale innovazione didattica. Ci si può quindi ragionevolmente attendere che da questi, in un periodo post-emergenziale, si possano diffondere percorsi di reale innovazione in grado di armonizzare scuola e università alle mutate esigenze delle società.
L’obiettivo di questa call è raccogliere e condividere contributi che documentano ricerche, sperimentazioni ed esperienze che vanno in questa direzione e che possano aiutare a comprendere cosa abbiamo appreso anche in questo campo dalla pandemia e come procedere oltre.

Sono quindi richiesti contributi in questi ambiti:
 Metodologie e pratiche didattiche innovative adottate durante la pandemia;
 Soluzioni innovative per superare il lockdown totale o parziale;
 Percezione degli insegnanti riguardo le soluzioni adottate durante la pandemia;
 Percezione degli studenti riguardo le soluzioni adottate durante la pandemia;
 Analisi delle politiche educative adottate durante la pandemia.

Tutti i contributi saranno sottoposti al processo standard di revisione doppia-cieca. Sono accettati contributi in lingua inglese.
Le istruzioni per l’invio dei contributi sono pubblicate nella seguente pagina: http://www.ckbg.org/qwerty/index.php/qwerty/about/submissions
I contributi devono essere inviati utilizzando il seguente Template Qwerty.

Date:
Termine per il primo invio: 30 marzo 2021
Termine prima review: 30 maggio 2021
Termine per l’invio finale: 30 agosto 2021
Pubblicazione online dei contributi accettati: 20 dicembre 2021

Scarica la Call Qwerty Vol 16, n.2