Tre domande a Rosario Sica

1. Che cos’è esattamente il Social Business e come è nato questo nuovo paradigma?

Se guardiamo l’evoluzione dell’utilizzo delle tecnologie a supporto dei processi di business dalla fabbrica di Ford ai giorni nostri possiamo dire di aver raggiunto un livello di saturazione nell’ottimizzazione dei processi per quel lato che più volte abbiamo definito Formal, mentre oggi c’è sempre più bisogno di supportare le organizzazioni pubbliche e private nell’introduzione di soluzioni e suite di social software. Vedi questa figura:

Come abbiamo scritto sul sito dell’evento www.socialbusinessforum.com un’organizzazione introduce logiche social perché ha messo in atto strategie, tecnologie e processi per coinvolgere sistematicamente tutti gli individui del suo ecosistema: dipendenti, clienti, partner, fornitori, per massimizzare la co-creazione di valore. I processi decisionali e le responsabilità di gestione del cambiamento non sono insomma più limitati ai dirigenti, ma possono essere guidati persino da clienti, dipendenti, partner e fornitori.

2. Ok, ora mi è chiaro cosa si intenda quando parliamo di Social Business, ma in che modo può generare valore per la mia azienda e per la mia organizzazione? Detto altrimenti: a che livelli organizzativi impatta il Social Business? Ma sopratutto a livello di processi di apprendimento in che modo si colloca?

Abbiamo visto – in tempi recenti o recentissimi – come il potere dei social media ha aiutato presidenti ad essere eletti e dittatori di lungo corso ad essere rovesciati. Ci sono organizzazioni più mature che stanno cominciando ad esplorare il valore e le potenzialità del Social Business al proprio interno. Per farlo stanno cominciando a utilizzare nuove metodologie di diagnosi e analisi dei risultati. E’ fondamentale per l’utilizzo di modelli social il coinvolgimento e il committment degli stakeholder. Dobbiamo concentrare i nostri sforzi nello sviluppo delle organizzazione nel valorizzare le conversazioni informali che sono sottese alla struttura organizzativa nota all’organizzazione per elicitare le competenze core e per aumentare l’efficienza dell’organizzazione. Dobbiamo superare modelli organizzativi che si basano sulle strutture a “Silos”. A seguire abbiamo poi bisogno di costruire nuovi modelli di analisi, per leggere fenomeni nuovi abbiamo bisogno di strumenti specifici del Social Business.

Apprendere oggi significa sempre di più essere connessi al sapere, essere connessi a chi ha quel “mattoncino” di sapere, di conoscenza. Siamo passati sicuramente da un’era di gestione della conoscenza ad un era di gestione delle connessione verso la conoscenza. Tema che approfondiremo al nostro evento il 26.

3. Come si diventa, dunque, un Social Business? Cosa occorre fare? Dubito che una “spruzzatina” di Social Media non sia sufficiente, ma il tutto vada inserito in una strategia, ben precisa, o mi sbaglio?

Prendo spunto dal recente lavoro di Ranjay Gulati, Reorganize for Resilence.  Gulati individua cinque passaggi: Coordinare – Cooperation – Clout – Capability – Connection.

E’ un processo lungo che richiede uno sforzo e una propensione al cambiamento di tutta l’organizzazione. Prestando molta attenzione a non sbilanciare alcune funzione che possono essere più sensibili ai temi del Social Web lasciando indietro funzioni interne che poi non riescono a soddisfare le richieste e le sollecitazioni che arrivano dal mercato.

3 risposte a Tre domande a Rosario Sica

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  2. Stefano Barale scrive:

    Molto interessante. Manca però, a mio modo di vedere, una riflessione sulla compatibilità o meno di questo tipo di organizzazione resiliente con i rigidi dogmi del business in voga oggi.
    Vedo abbastanza duro, se non impossibile, costruire una organizzazione cooperativa in un contesto che esalta la competizione selvaggia. Più ancora mi sembra problematico ottenere “il coinvolgimento di tutti gli stakeholders” solo ed unicamente in base al “motore” del profitto.
    L’interconnessione è per sua natura mossa dal piacere, e funziona su modi e tempi difficilmente controllabili da criteri “business”. Anche se una perversione è sempre possibile, ovviamente, almeno in questa fase.
    Quanto poi al fatto che i social media stiano giocando un ruolo nella democratizzazione delle nostre società, tutto mi fa pensare che sia vero il contrario: il web 2.0 è altamente meno democratico e aperto del vecchio web 1.0, tanto che questi social network davvero stanno trasformando Internet da rete “anarchica” a Social Media, le cui chiavi stanno in mano a pochissime aziende con sede invariabilmente nella Silicon Valley.

  3. Rosario Sica scrive:

    Stefano,
    innanzi tutto mi scuso per il ritardo di questa replica. Domande legittime e molti spunti su cui riflettere. Le aziende, a mio avviso, sono davanti ad un bivio: cambiare oppure estinguersi. Cambiare significa ripensare radicalmente la relazione che hanno con i propri clienti e i propri dipendenti. C’è bisogno di ricostruire una relazione di fiducia e trasparenza. L’uso dei social media (verso l’esterno) e di Social Suite (verso l’interno), se non si basa sulla veridicità delle informazioni può essere molto pericoloso. Lo dimostra l’ultimo incidente della Signora Moratti da leggere http://tech.fanpage.it/letizia-moratti-e-la-social-media-tragedy
    Credo d’avvero che siamo passati dall’era in cui la rete web connetteva documenti ad una rete che collega persone, idee e passioni. E credo anche che questo sia un processo di democratizzazione di grande portata. Avremo occasione di discuterne giovedì.

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