Tre domande (più una) a Luigi Centenaro

1. Perché hai scelto di occuparti di strategie di Personal Branding?

Più di 10 anni di lavoro in corporate mi hanno insegnato una cosa fondamentale: se permetti agli altri di definire chi sei e cosa fai, finirai presto con il fare un lavoro che non ti piace o, peggio, che non sei adatto a fare.
Se ti lasci trasportare inerme dalla corrente delle ristrutturazioni aziendali, finirai con il perdere la possibilità di gestire il tuo futuro e saranno gli altri a scegliere per te.
Come è possibile acquisire la libertà di scegliere?
Avendo chiare le proprie passioni, i propri talenti e la propria unicità.

2. Se dovessi scegliere, quali sono i tre principi fondanti del PB? Le tre parole chiave su cui si basa il Personal Branding.

E’ una missione impossibile! :)
Proviamoci… Prendiamo in considerazione tre aspetti fondamentali: Passione, Posizionamento e Networking.
La passione si spiega da sola, ma forse non i suoi effetti. La passione infatti non solo è un ottimo modo di motivarsi, di mantenere saldi i propri obiettivi, ma è anche contagiosa e genera ammirazione negli altri. Lascia il segno e diffonde buone emozioni. Il posizionamento è il primo passo per generare un Brand e include anche la personalità, assolutamente necessaria sui Social. il Networking non solo per aumentare le persone che conosciamo, ma anche per moltiplicare le persone che ci conoscono bene e parlino bene di noi.

3. Quali possono essere gli sviluppi futuri del Personal Branding? Dove può mirare?

Troppo presto per dirlo, il Personal Branding non ha ancora un passato, a mala pena ha un presente!
Certo al tecnologia sembra essere fondamentale. Spesso dico che tutti gli strumenti utilizzati dalle aziende e dai servizi verranno usati anche dalle persone, per misurare il loro grado di influenza. Ho pensato ad esempio al termine Personal analytics, come metodologia di valutazione dell’efficacia della propria comunicazione.

4. Una domanda un po’ cattiva. Ma il Personal Branding rappresenta una moda? Detto diversamente, ma c’era proprio bisogno del Personal Branding?

Magari fosse già una moda! Per ora purtroppo siamo pochi pionieri.
Forse qualche anno fa no, quando le opportunità erano più evidenti e laurearsi, fare tutte le cose per bene, era più che sufficiente.
Adesso viviamo un epoca in cui alcune figure professionali per nulla qualificate (con tutto il rispetto, ovviamente) vengono pagate più dei nostri neolaureati con master e dottorato; in cui gli ingegneri fanno gli impiegati tuttofare e diventano “ridondanti” a 45 anni e quindi invitati a lasciare l’azienda.
Allora sì, penso ci sia bisogno di personal Branding, di individuare la propria unicità, i propri obiettivi, i propri punti di forza e di imparare a comunicarli.
Anche perché i Social Media, per loro stessa struttura, come vedremo al workshop del 26 maggio, premiano soprattutto chi fa la differenza.

14 risposte a Tre domande (più una) a Luigi Centenaro

  1. Pingback: Intervista a Luigi Centenaro – Tre domande (+1) sul Personal Branding | Interagire, collaborare, apprendere, fare rete

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